Aromaterapia. Il fiuto emozionale

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Fin dai tempi più antichi, l’uomo è stato attratto dall’uso di erbe medicinali sia per scopo terapeutico sia per curare la bellezza del corpo o esaltare il processo intuitivo, quest’ultimo spesso affiancato all’arte divinatoria.

In origine la pianta aromatica nasce come strumento della divinità per comunicare con l’uomo e successivamente utilizzata a scopo cosmetico, erboristico e medico.

I primi aroma terapeuti erano i sacerdoti che effettuavano le fumigazioni nei templi: erbe, legni, radici bruciati nelle pratiche religiose per purificare se stessi, l’ambiente e per aiutare il passaggio dalla vita alla morte nelle cerimonie religiose.

Per gli Egizi il culto del corpo manifestava la purezza dello spirito: fumigazione, balsami, imbalsamazioni erano passaggi per depositare nel corpo la forza e nobiltà d’animo in aiuto all’ ultimo viaggio.

Diverse misture di erbe erano utilizzate per agire sul piano emozionale per donare tranquillità e pace.

Successivamente dopo la scoperta della tecnica di macerazione in olio che risultava molto efficace per mantenere il profumo più a lungo, nacquero i primi balsami grazie alla tecnica di macerazione a freddo chiamata “enfleurage” che consisteva nel mettere i fiori tra strati di grasso per ottenere la “pommade”, un unguento molto profumato ricco di olii essenziali.

I Greci credevano che la percezione di un profumo fosse la presenza di un dio in quanto associavano ogni pianta ad una divinità specifica.

I Romani iniziarono a commerciare spezie dando così una connotazione diversa più legata al prestigio personale. Con Avicenna (370 d.C.) vediamo l’introduzione dell’alambicco per la distillazione delle piante aromatiche per l’estrazione di acque aromatizzate e olii essenziali.

Oggi grazie alle medicine olistiche la pianta racconta la sua storia, le sue proprietà terapeutiche atte a sostenere il corpo e a sviluppare capacità più remote che risiedono dentro il nostro sistema, fin dall’ età gestazionale.

Il sistema olfattivo è infatti uno dei sensi che si è evoluto nei tempi cambiando la funzionalità: gli uomini primitivi utilizzavano l’olfatto per captare odori utili alla sopravvivenza e oggi gli abitanti delle foreste hanno l’organo vomeronasale e il rinencefalo più sviluppati rispetto al nostro avendo altre necessità.

Gli odori aiutano in caso di pericolo, come la presenza del fuoco ci sostiene nei rapporti interpersonali aiutando a stringere legami o a tenere distanza. Essi agiscono sulla memoria aiutando a ricordare momenti piacevoli oppure sull’umore interagendo con funzioni superiori come durante la meditazione.

Ancora oggi il professionista olistico annusa la persona per comprendere il grado di acidità o di intossicazione: quando una persona è ammalata è il tipo di odore nella stanza che fa capire se è in atto un’infezione batterica o virale.

Ogni odore si lega ad un’esperienza tramite associazione e ogni volta che si ripeterà quell’odore, il ricordo dell’esperienza piacevole o meno verrà alla memoria: un cibo, una persona, un evento, un fiore, una crema, persino l’aria che respiriamo.

Fisiologicamente i recettori dell’olfatto si sviluppano già alla nona settimana di gestazione e i bulbi olfattivi alla tredicesima: entrando a contatto con le secrezioni della mamma, il sistema olfattivo lo aiuterà a riconoscerla una volta nato.

Affinché il sistema olfattivo possa percepire un aroma, questo deve avere caratteristiche precise come quella di essere volatile, idrofobica e di modeste entità per superare la barriera ematoencefalica e quindi superare i limiti che alcuni farmaci sintetici non riescono a superare.

La cascata di reazioni passa attraverso varie “sezioni” del cervello: la molecola aromatica una volta giunta all’epitelio olfattivo trasmette i segnali al bulbo e attraverso il nervo olfattivo arriva al sistema limbico, il nostro contenitore di istinti ed emozioni senza il controllo della razionalità. Puro istinto e inconscio dove ancora non opera la censura della corteccia cerebrale.

Gli stimoli odorosi scatenano migliaia di reazioni e la produzione di endorfine.

Nel sistema limbico, l’amigdala è la responsabile della nostra sopravvivenza, dell’istinto per attaccare o fuggire, deposito della memoria emozionale, un archivio che, una volta asportato in determinati interventi chirurgici, la persona non riesce a dare significato agli eventi. Cosa significa? Dove procedo?

Il viaggio odoroso continua nell’ippocampo, dove risiede la memoria a lungo termine, l’apprendimento e la creazione dello spazio ambientale: dall’ippocampo si passa all’ipotalamo, il regolatore dei ritmi sonno-veglia, caldo-freddo, fame-sete.

Da qui si comunica con l’ipofisi e quindi con tutto il sistema endocrino, al talamo per l’integrazione sensoriale ed infine alla corteccia orbito-frontale dove si riconosce l’odore.

Si comprende dunque che il percorso olfattivo di un aroma, pur quanto sia immediato, si dirama a ventaglio per poterci fornire determinate possibilità: l’azione sulle sensazioni di piacere, di dolore, emozioni, sessualità, la regolazione dei ritmi fisiologici, il battito cardiaco, la fame, la sete, il sonno, attivare ricordi oppure cancellare memorie o traumi.

L’aromaterapia può inoltre portare benefici su diversi apparati quali il respiratorio, l’immunitario, il nervoso, il cardiocircolatorio, il linfatico, stimolare funzioni cognitive di memoria e apprendimento, ed essere di supporto sia nella psicopatologia sia per trattare disturbi sul piano fisico.

Ogni olio stimola un’emozione o la ribilancia: possiede tre note che andranno a manifestarsi con tempi percettivi differenti.

Le note di testa sono le prime che si percepiscono, brillanti, vivaci, frizzanti, agiscono in fretta e rappresentano la prima impressione che si avverte inalando: a questa categoria fanno parte gli agrumi, le mente, l’albero del tè e gli eucalipti.

La loro energia essendo dinamica spinge a manifestarsi, a risvegliare l’animo e portare rinnovamento.

Le note di cuore sono chiamate medie e hanno un tempo di evaporazione più lungo: entrano più in profondità attuando cambiamenti più duraturi, spunti di riflessione, aiutano inoltra a capire cosa lasciar andare. Fanno parte della categoria la camomilla, la melissa, la lavanda e la salvia.

Le note di base sono quelle che agiscono in tempi ancora più lunghi: dal profumo intenso richiamano al sacro all’interiorità più profonda, al passato. Lavorano nel profondo e spesso sono abbinate nelle tecniche di rilassamento o meditazione per indurre i passaggi. Mirra, incenso, cannella, chiodi di garofano e pepe sono tra le note di base.

Rimando sempre a porre molta attenzione per l’utilizzo degli olii essenziali come d’altronde tutti i medicamenti essendo veri e propri farmaci: il punto di partenza è la qualità del prodotto che si sa essere punto focale per stimolare il processo di guarigione o di peggioramento se usato senza controllo da un professionista preparato soprattutto per uso interno.

Gli olii essenziali si possono utilizzare aggiunti ad un veicolo come una crema o per inalazione: creano momenti piacevoli, supportano pratiche terapeutiche e richiamano ognuno, come fa la Floriterapia, ad armonizzare le emozioni.

Ma questa è un’altra storia che vi racconterò al più presto…

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