I pensieri ricorrenti

Un’ abitudine per sentirsi invischiati

Il nostro meraviglioso cervello è tanto denso e inesplorato quanto abitudinario e goloso di zucchero.

L’abitudine diventa nociva nel momento in cui le nostre esperienze diventano routine, come fa un criceto sulla ruota e quelle stesse modalità portano agli stessi risultati: alzarsi, fare colazione, andare al lavoro, portare i figli a scuola, non cambiare strada per andare al lavoro, non decidere di fare una colazione diversa, non innescare una sana abitudine per partire con un’intenzione giornaliera vero un nuovo obiettivo, fare la stessa cosa ogni lunedì, di ogni giorno della settimana, mesi, anni.

Chiamare un’amica a cadenza settimanale, a quell’ora, sempre la stessa, evitare di cambiare panettiere o fruttivendolo, scrivere la lista della spesa invece di sforzarsi e ricordare cosa c’è scritto perchè “tanto sono abituato/a così”, oppure “ho sempre fatto così’”, “è così che si fa”.

Bene così facendo siamo entrati in una palude e i cambiamenti spaventano, gli imprevisti diventano quasi uno shock, un “panico”, “oddio come farò”, “non sono in grado”, “e ma…”.

E ma”, è la scusa più grande e disonesta verso sé stessi. Quando sentiamo un “eh ma” o lo pronunciamo la nostra intenzione è rivolta al fallimento, come con il “ci provo”, quante volte accade? Quante volte quel “ci provo” non ha portato a scegliere di cambiare un’abitudine? Quante volte quel “e ma” porta sempre e inesorabilmente verso lo stesso identico risultato.

Disarmante. È così. È la realtà.

Le parole hanno un peso, le intenzioni cambiano la realtà in nostro favore volendo e la negazione il nostro subconscio non la comprende; un’affermazione si registra a livello cellulare e rimane lì, innescando la realtà che magari non è ciò che desideriamo.

Un esempio è “quel cibo ogni volta che lo mangio mi fa venire…”; “che stupida sono…”; “so che andrà così”; “sei un asino, non vedi tuo fratello/sorella come va bene a scuola”; “non sei capace, non combinerai niente se continui così” e via dicendo.

Qui si entra nel campo della PNL e della Psicologia, cosa che affronteremo chissà in quale altra rubrica.

Ora, la mia intenzione è proseguire con quei rimedi meravigliosi che cambiano l’energia, che possono smantellare un po’ alla volta anche queste “mappe mentali”: vi riporto due fiori uno per i “pensieri ossessivi-ricorrenti”, l’altro quando ci si sente “in una palude”.

ll fiore dei pensieri ossessivi: serenità e chiarezza di pensiero con Boronia

Quest’essenza ha due grandi proprietà: la prima è la chiarezza di pensiero e la seconda la serenità mentale che vanno di pari passo. Questo fiore tratta i pensieri ossessivi, ricorrenti come un martello pneumatico.

I disagi che vengono sanati provengono da tutte quelle emozioni che sono la risultante di uno o più pensieri martellanti e che poco alla volta, rientrano nella quotidianità: la persona spesso si trova a vivere continuamente certe emozioni e non riesce a venirne fuori, vive una costante pressione e non riesce a concludere le proprie attività. Questo rimedio aiuta a tranquillizzare la mente permettendo di attingere alle innate intuizioni.

Esperienza: arriva in studio una persona, dal carattere forte e deciso ma stanca, sfibrata. Mi chiede consiglio per “tirarsi su” sia fisicamente sia emotivamente. Decido di consigliarle una pianta adattogena, resettando l’alimentazione per alleggerire il sistema. Ma cosa le pesava così tanto? Pensieri ricorrenti, sia alzava ogni giorno con lo stesso pensiero, la stessa preoccupazione e mentalmente aveva registrato lo stesso iter pensante abituando il cervello a farle provare certe emozioni di angoscia per tutto il giorno. Il pensiero tornava sempre lì. Trattai l’emozione sui punti riflessi di agopuntura e le consigliai una miscela di fiori con Boronia all’interno. Ci volle un po’ di tempo per ri-abituare il cervello ad una nuova informazione ma ne usci vittoriosa. Cambiare le abitudini è possibile!

Il fiore per uscire dalla palude è Banksia Robur

Questo rimedio è indicato quando si vivono momenti di profonda stanchezza per aver speso molte energie sia fisiche sia mentali: solitamente è indicato per persone dinamiche, che affrontano la vita con energia ma che varie ragioni, una malattia, una perdita, disagi psicologici, si sono abbandonate a sé stesse.

Vivono momenti di avvilimento e frustrazione, si sentono molto scariche, a terra: questo rimedio amplifica l’energia della “testa”, donando quello sprint giusto per evitare ricadute.

È utile, inoltre, per uscire dalla palude, da quei momenti generati dalla frustrazione per non sentirsi la stessa persona o perchè non si riesce a dare quella svolta, anche fisica per recuperare, dandosi la colpa di non essere in grado abbassando i livelli di autostima.

Gli effetti del rimedio possono essere amplificati nell’acqua del bagno: questo fiore cresce lunghi piccoli corsi d’acqua e ciò spiegherebbe la ragione di questa associazione. Dona entusiasmo, gioia di vivere e in tutta onestà è uno dei miei preferiti: mi trovo spesso a consigliarlo perché volente o nolente, tutti siamo predisposti all’auto-sabotaggio soprattutto sotto stress. Aiuta molto, l’immagine che viene alla mente è “senso di pulizia”. Raccomando sempre di farsi seguire da uno specialista in quanto, pur essendo rimedi “vibrazionali” possono scatenare reazioni di rimbalzo spiacevoli.

La Floriterapia Australiana come l’ Aromaterapia, risultano essere pratiche sottili per trasformare il nostro processo evolutivo in maniera importante, elegante e avvincente.

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