Stare con sé stessi: il potere del silenzio interiore

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Primi giorni dell’ultimo mese dell’anno.

L’energia è totalmente rivolta verso l’interno, calma, lieta: la natura riposa per ricrearsi, rafforzarsi e rinascere in primavera.

Un periodo per alcuni di sforzi e carico di lavoro, per altri di un viaggio dentro sé, una sorta di alchimia personale, un cammino che porta nel profondo.

Per alcune persone può essere l’occasione di tirare le somme dell’anno vissuto: obiettivi raggiunti o strade intraprese impreviste, giri di boa, bilanci di fine anno a livello emotivo, familiare, sociale e spirituale.

Una ritualità interessante che amo consigliare a chi frequenta il mio studio e i miei corsi serali, è quella di creare una Giara dei nuovi propositi o intenti. Un modo per incontrarsi in famiglia, magari con i figli che non sono ancora troppo cresciuti ma si stancano di giocare a tombola, con amici o semplicemente con sé stessi la notte del 31 dicembre o il 1° gennaio: attorno ad un fuoco, dopo o subito prima dei festeggiamenti, procurarsi un contenitore con un tappo, può essere di latta, di vetro, decorato o conservato da qualche parte perché aveva attirato la nostra attenzione con il tipico intento di dire “per qualcosa lo userò”.

Mi piace scrivere sulla carta del pane o fogli di carta colorata, magari riciclata: scrivere cosa? I sogni che si vuole vedere realizzati. I progetti lanciati al vento che non hanno preso forma, ma sono lì che viaggiano attorno le nostre giornate e che poco alla volta dimentichiamo ma alla fine, recriminiamo di non averli portati a termine.

Possono essere progetti “materiali” ma anche rafforzamenti del proprio sé: desiderare di voler essere più coraggiosi, audaci, perseveranti e magari associati ad un’attività come “mantenere la mia fermezza in certe decisioni”, “utilizzare questo mio talento per esprimere meglio la mia capacità creativa”, “essere onesto con me stesso e accettarmi”, “aiutare le persone a…”.

Più gli obiettivi e i sogni sono precisi e dettagliati, prima si manifesteranno: troppi input portano confusione sia alla mente sia al campo energetico attorno a noi che oramai, per chi mi segue, sa come e quanto influenza tutto il resto.

Quei bigliettini vengono poi ripiegati e inseriti nella Giara.

Consiglio di abbinare un ramo di rosmarino per ognuno dei partecipanti perché l’energia e la forza protettiva di questa pianta è strabiliante. Per chi conosce, può associare pietre come cristallo di rocca che amplifica l’intenzione o la tormalina per la protezione. Un’ ametista amplificherà il lato più spirituale del vostro intento.

Visto che siamo in dicembre qualche ruota di arancio essiccato e uno stecco di cannella possono soltanto che richiamare l’energia del momento e omaggiare la Terra. Le piccole pigne conservate degli abeti e dei larici portano fertilità, saranno da decorazione al tappo. Si crea così un momento di condivisione che unisce la famiglia, gli amici, gli amanti, noi stessi.

Si ripone in un luogo visibile e si riaprirà l’anno a venire: rileggendo i foglietti, facile che alcuni sogni non si siano ancora materializzati, probabilmente non era tempo, con alcuni si stamperà un sorriso soddisfatto sul nostro viso. Verranno bruciati, lasciati al vento gelido di dicembre e per gli amanti della ritualità, si potrà ripetere.

Cosa è successo alla fine? Perché tutto ciò? Per dialogare con il nostro sé.

Ogni ritualità è “stare con sé” e mi chiedo quante volte, caro lettore, ti fermi e ti immergi in te.

Quante volte riesci veramente ad entrare in contatto senza pensieri intrusivi che spostano l’attenzione verso altre attività. Attività come “andare a fare la spesa, finire quel lavoro, sistemare la tal cosa, fare benzina” …attività che occupano sistemi pressoché semi-automatici. Quante volte “perdi il filo, si chiude la porta, cala la nebbia”.

In questi anni, ne ho sentite molte di metafore per dire appunto che stare con sé è fattibile ma richiede connessione profonda, la vera intenzione per attraversare un ostacolo “smazzandosi” le conseguenze e silenzio interiore.

Silenzio. La mente tace per un attimo, e scendi in profondità.

La natura aiuta molto, i boschi, gli alberi, per un loro meccanismo energetico, conservano la magica proprietà di aiutare l’essere umano a sciogliere gli accumuli, lasciar andare le negatività, come fanno i gatti d’altronde.

L’uomo trattiene, Madre Natura, che ricordiamo essere la nostra casa, aiuta anche in questo oltre a nutrirci, a curarci, a scaldarci, a proteggerci.

Purtroppo, alcuni hanno perso questa consapevolezza e pensano l’uomo come essere superiore, poi un’alluvione, un ciclone, la neve ricorda loro di essere minuscoli e di certo non sono loro a decidere.

Natura sa riequilibrarsi e squilibrarsi per ricreare ordine. L’uomo generalmente si perde nel caos.

Questo è per dire che un mezzo ideale per riconnetterci con noi stessi è stare a contatto con la natura per ripulirci e lasciar scorrere la connessione più profonda con noi: l’immagine richiama all’apertura di una porta, situata in luogo ben preciso dove poter accedere.

Durante le sessioni di ri-programmazione si può entrare in contatto con sé, in uno stato Theta di tranquillità, dove la percezione del corpo è quasi annullata e gli occhi si dirigono verso quella porticina entrando così in quel luogo dalle infinite risorse e forziere di informazioni.

Tutti, noi del settore compresi, necessitiamo di connessione per il semplice motivo che si può perdersi e ritrovarsi senza struttura. Il contatto con Sé può spaventare, non è automatico, ma si impara: si impara a guardarsi e riconoscersi e poi si può anche trasformare ciò che non è più in linea con sé.

È successo anche a me di correre, correre, correre…quando mi resi conto di aver somatizzato ormai era troppo tardi. Mi ricordo d’essermi ritirata nei boschi per un lungo periodo, ricontattato la Terra, ascoltato il mio corpo, dialogato con il mio Sé e devo dire con l’aiuto di una persona speciale.

Uno sbaglio è stato arrivare al limite: uno dei miei foglietti probabilmente farà così “voglio accorgermi di dovermi fermare per tempo e ristabilire la connessione con me invece di somatizzare”.

Chiudo quest’anno con questa serie di articoli dedicati alla ciclicità dei mesi, delle stagioni, il significato che sta dietro ad ogni passaggio della Natura, le ritualità, le esperienze in studio e a volte un po’ di magia nascosta.

Al prossimo nuovo anno con altre idee!

Buon intento e connessione profonda.

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