Ti supporti o ti sopporti? Le ossa come sostegno.

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Il corpo possiede una struttura portante sia statica sia dinamica, una struttura che garantisce il sostegno pur consentendo lo spostamento. Si tratta dell’ossatura.

Possiede anche un motore che rende possibili i movimenti meccanici ovvero il sistema dinamico: questo motore è la muscolatura.

Le ossa rappresentano i sistemi organizzativi in cui viviamo quindi, l‘autorità, il sostegno materiale, affettivo e sociale, guardano anche la nostra propria struttura in fatto di pensieri principi e convenzioni.

A seconda del tipo di problematica che coinvolge le ossa, la psicosomatica ne ha offerto un significato preciso come d’altronde lo sono altre manifestazioni più o meno leggere di altri organi.

Le ossa dopo le mucose e la pelle, rappresentano la più estesa dimensione del corpo e per questo la descrizione di ogni singola parte potrebbe risultare un po lunga o poco dettagliata.

Mi preme parlare della schiena, centro spesso colpito durante momenti di sovraccarico che non lascia scampo se non a fermarsi.

C’è da considerare un aspetto importante quello che sempre mi ritrovo a ripetere:” se il corpo arriva a bloccarti un motivo ci sarà… se è un dolore tanto forte o se è aumentato o si è esteso probabilmente non ci hai fatto caso, non hai ascoltato le prime avvisaglie e il corpo aumenta di intensità per farsi ascoltare.

Lo stesso problema ti si ripresenta in maniera sistematica o periodica fintanto che non hai capito cosa rappresenta per te, cosa ti serve e che lezione hai dovuto imparare.

È affascinante il significato che sta dietro ad ogni esperienza che si fa con se stessi a volte, anzi spesso, risulta molto intensa e dolorosa, ci voltiamo dall’altra parte, ci nascondiamo, ce la raccontiamo. scivoliamo via.

Quando arriva la classica lombalgia non scivoli più via, ti ferma, ti fa “stare” ad ascoltare.

Secondo la regione interessata il mal di schiena che fare con un senso di solitudine, di abbandono, di impotenza, di svalutazione, il fatto di sentirsi responsabile della sofferenza di una persona amata, il fatto di avere fardelli troppo pesanti da portare, il fatto di non sentirsi abbastanza sostenuti incoraggiati, e l’insicurezza materiale.

La zona cervicale è il ponte tra la testa e il tronco: il collo rappresenta il luogo di passaggio delle idee ma anche la capacità di guardare o voltarsi verso una situazione o dar prova di umiltà chinando il capo.

Di conseguenza se si presenta un torcicollo bisognerà andare a valutare intanto se verso destra o verso sinistra, ossia verso la nostra parte maschile o femminile, la parte lavorativa o emozionale, e che cosa non vogliamo guardare, come mai non vogliamo girarci verso quel lato.

Quindi è bene chiedersi se abbiamo vissuto una situazione di vergogna e di umiliazione di sconfitta, oppure se c’è una situazione che si preferisce ignorare perchè obbliga ad un’azione che si ha paura di compiere, oppure qual è la situazione che non si vuole guardare.

Quando si presenta la rigidità all’altezza della nuca si tratta quasi sempre di paura di perdere il controllo, di lasciare andare le emozioni per sentirsi al sicuro.

La seconda zona è quella toracica o dorsale: é la zona dell’affettività e del sostegno ed è quell’area che comprende le dodici vertebre dorsali.

I dolori all’altezza del trapezio possono indicare un carico a livello familiare o a livello lavorativo, infatti, il dolore tra le scapole riguarda un sovraccarico, uno zaino colmo di pensieri preoccupazioni che ci portiamo sempre dietro, e ci ricorda che non ci stiamo godendo la vita siamo appesantiti su quella zona perché non ci godiamo la vita.

La domanda è se ci siamo sobbarcati un peso eccessivo oppure perché ci imponiamo questo lavoro, questa attività, questa responsabilità.

Al centro della schiena se si presentano dolori intorno alla quinta dorsale sono spesso collegati a un senso di impotenza di fronte alla sofferenza o alla disgrazia di una persona cara: la domanda da porsi è se questa situazione mi ha portato alla svalutazione di sé o se ci si fa carico delle sofferenze di quella persona cara.

Bruciori nella regione dorsale sono connessi alla collera perché ci sentiamo non sostenuti sul piano affettivo, probabilmente pensiamo che dobbiamo fare tutto da soli li occuparmi del lavoro della famiglia della casa e la domanda di crescita e chiedersi se abbiamo abbastanza fiducia nel riporre negli altri, nel delegare i nostri compiti e quali soluzioni potrebbero alleviare il fardello che portiamo.

La zona lombare è situata all’altezza dei reni, è la ragione che corrisponde al plesso solare, il centro delle emozioni e dei desideri: possiamo sentirci preoccupati sul piano materiale, possiamo aver bisogno di sicurezza o proviamo un senso di impotenza nel cambiare una data situazione nella nostra vita.

La zona del sacro è collegata alle ossa del bacino protegge gli organi della riproduzione ed è la zona dove c’è la massima energia del corpo: i disturbi collegati infatti sono relativi alla svalutazione sessuale, come la svalutazione per essere donna o come la svalutazione legata alla libido o alle prestazioni sessuali al fatto di non poter generare.

Infine, la zona del coccige rappresenta i nostri bisogni fondamentali la nostra sopravvivenza: sentire dolore in questa zona spesso è segno di inquietudine nei confronti della propria necessità fondamentali come mangiare avere un tetto sulla testa dormire e quindi ci si può sentir preoccupati per la propria sopravvivenza o la sopravvivenza di chi ci sta accanto e aver paura di non provvedere ai bisogni fondamentali.

Dopo questa lunga carellata sulle rappresentazioni zonali della schiena, la domanda da porsi è: perché mi blocchi? cosa mi serve rimanere indolenzito/a, bloccato/a, bruciante? Ho necessità di essere curato/a o assistito/a?

Ho necessità di fermarmi, stare senza fare per forza qualcosa per riempire le giornate per non entrare in contatto con me? Mi fa paura entrare in contatto con me?

Il mio fare e sobbarcarmi pesi e attività può essere una necessità di farmi riconoscere? Di ricevere l’amore riconoscente da mia madre/padre? Eseguo senza sentirmi connesso a queste attività e non mi godo la vita?’

Dov’è la leggerezza? Perché per forza devo appesantirmi? Cosa devo mostrare agli altri? Ma gli altri riconoscono tutto questo mio impegno o sono solo sempre e solo io quella/o da cui ricevere amore, soddisfazione, riconoscimento senza aspettarlo dagli altri?

Fermati. Ascolta.

Doc S

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