Essere empatici

Abbiamo due cervelli uno emotivo e uno razionale.

La parte più primitiva del cervello che l’uomo ha in comune con tutte le specie è il tronco cerebrale ed esso regola funzioni fondamentali come il respiro e il metabolismo, è un centro regolatore per mantenere il corretto funzionamento della reattività dell’organismo.

Da qui derivano i centri emozionali.

Le radici più antiche della nostra vita emotiva affondano nel lobo olfattivo che ci dà il senso dell’olfatto dove sono situate delle cellule che ricevono e analizzano gli odori: se pensiamo ha un odore può stimolare un’emozione, oppure un senso di piacere o disgusto.

Un esempio sono quegli odori tipici come “il biscotto della nonna” che ci riportano a ricordi infantili, oppure l’odore della pelle di una persona può attivare un senso di attrazione o ribrezzo: è uno dei sensi più antichi sviluppati nel corso dell’evoluzione e che gli animali conoscono molto bene e con cui si orientano.

Dal bulbo olfattivo possiamo comprendere se un cibo è commestibile o tossico, se c’è attrazione sessuale o meno oppure se un ricordo stimola determinate emozioni. Con l’evoluzione apparvero nuove aree del cervello, tra cui il cervello emozionale con l’area interna chiamata sistema limbico dove afferiscono varie strutture che possono controllare le nostre emozioni.

Quando si evolse il sistema limbico, si perfezionano due attività cognitive,  l’apprendimento e la memoria e questo consentì ad un animale di essere più intelligente nelle sue scelte per la sopravvivenza senza più reagire in modo automatico.

Con l’Homo Sapiens venne scoperta poi la neocorteccia responsabile del nostro pensare, capacità prettamente umana di ragionamento: sede del pensiero, contiene i centri che ci permettono di utilizzare gli input che provengono dai vari sistemi e tradurli in azione utilizzando la creatività e l’immaginazione quando serve.

Il sistema limbico quindi è quel centro interno che contribuisce a gestire le emozioni, è la sede delle passioni, dei ricordi e dove noi possiamo apprendere e memorizzare.

Il cervello ovviamente è connesso con tutti gli altri sistemi del corpo in un network di entrata e uscita di informazioni: ad uno stimolo d’allarme di paura o di rabbia, questi input provenienti dall’ambiente, vengono filtrati dal sistema sensoriale, indirizzati al cervello limbico per attivare il processo di emergenza e per poter creare l’azione fisica per reagire.

Negli ultimi anni, il mio interesse dalla naturopatia e dalle medicine alternative è evoluto in un lungo e profondo studio delle neuroscienze permettendomi di tuffarmi all’interno di svariate ricerche e studi molto avvincenti, quasi per creare un ponte tra scienza e olismo.

La nostra sentinella delle emozioni che è all’interno del sistema limbico, durante una reazione di attacco o fuga consente di sequestrare gran parte del resto del cervello ed indirizzare l’attenzione per quel tipo di attività che possa portare il beneficio al corpo.

L’esistenza di un’altra via che va dal sistema limbico alla corteccia, permette di creare quasi una magia ossia filtra alcuni input prima che quegli stessi input siano registrati dalla mente pensante per cui riusciamo a connetterci a livello emozionale con lo stato dell’altro.

Di conseguenza alcune ricerche hanno dimostrato con i primi 1000 secondi della percezione non solo comprendiamo in modo inconscio quale sia l’oggetto percepito ma decidiamo anche se esso ci piace o no Quindi prima che accada un ragionamento già a livello percettivo sentiamo se quella persona ci aggrada, se quello che sta succedendo è in linea con il nostro sentire, se alcune “sensazioni” ci danno già la risposta prima del ragionamento.

Questo dimostra che il cervello limbico può reagire quasi istintivamente emozionalmente prima che la corteccia sappia che cosa stia accadendo ecco perché l’emozione grezza viene scatenata indipendentemente dal pensiero razionale.

Le emozioni non si possono pensare prima di provarle. Si provano e si esprimono.

Quello che possiamo fare è controllare la risposta emotiva o conoscerci a tal punto da percepire che stiamo reagendo magari in maniera eccessiva e riusciamo a gestire quell’emozione: spesso non è semplice perché appunto il sistema limbico ha una forza scatenante tale che esce dal controllo cosciente.

E’ presente infatti un’area del nostro cervello che riesce a correggere e valutare le risposte emozionali in corso e lo fa grazie anche alla presenza di alcuni recettori per la serotonina, un neurotrasmettitore che aiuta il controllo dell’umore.

Quindi noi siamo all’interno di un network di percezione, connessione e chimica.

Ma che cos’è l’empatia? l’empatia è quella capacità di connettersi con le emozioni dell’altro: è uno stato sia emozionale, sia cognitivo per le regioni strutturali anatomiche e chimiche ho appena descritte e si basa sull’autoconsapevolezza.

Quanto più esperti siamo verso le nostre emozioni tanto più abili saremo nel leggere i sentimenti altrui.

Si sviluppa negli anni: è possibile rintracciare il germe dell’empatia fin nella prima infanzia dallo stesso giorno nella nascita i neonati sono turbati dal pianto di un altro bambino, una reazione istintiva che sembra essere precursore dell’empatia.

I bambini infatti non sanno ancora distinguere il il loro sé dal sé dell’altro ma attraverso quelli che sono delle percezioni uditive, emozionali, olfattive e anche visive dell’altro, vivono lo stesso turbamento, in pratica imitano la sofferenza altrui.

Essere empatici è un modo per comprendere anche il proprio stato emotivo: si chiama “mimetismo motorio” delineato da E. B. Titchner uno psicologo americano degli anni 20’.

Quindi l’empatia secondo lo psicologo scaturiva da una sorta di imitazione fisica della sofferenza: questo meccanismo svanisce intorno all’età di due anni e mezzo quando il bimbo capisce che il dolore altrui è diverso dal proprio e comincia a creare il proprio mondo.

Nell‘età adulta succede anche quando noi osserviamo un volto che sorride o esprime collera: tanto è forte la nostra empatia tanto più percepiremo all’interno di noi la stessa emozione mimata.

Quando due persone interagiscono, lo stato d’animo viene trasferito dall’individuo che esprime i sentimenti in modo più efficace dall’individuo più passivo e alcune persone sono particolarmente suscettibili tanto da essere contagiati emozionalmente.

Questa loro sensibilità innata rende facile l’innesco del sistema nervoso autonomo che fa scattare l’attività emozionale.

Può bastare la vista di qualcuno che esprime un’emozione per evocare in noi quello che quello stesso stato d’animo” disse Cacioppo.

Questo studioso di psicofisiologia sociale sostenne che alcune condizioni infatti possono essere destabilizzanti, in altri casi sono utili per entrare in connessione con l’altro.

La mia domanda di fine anno, dopo tutte queste premesse è: noi siamo in grado di entrare in empatia con noi stessi?

Nasce quindi quel metodo che simula il ponte tra scienza e olismo, fatto di percezione, network, re-settaggio di credenze e mappe mentali, vie riflesse, gioie e dolori : la Ri-proogrammazione.

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