Intolleranza al glutine non celiaca.

Come spesso diciamo, parte tutto dall’ intestino: nell’ articolo precedente riguardo la parassitosi , avevo accennato ad un’ intolleranza che negli ultimi anni e’ dilagata a vista d’ occhio.

L’origine e’ probabilmente multifattoriale: predisposizione genetica, alimentazione di scarsa qualità protratta da tempo, abuso di cibi confezionati, infiammazioni intestinali persistenti, parassitosi, condizioni psicopatologiche come la bulimia e altri fattori ancora sconosciuti.

L’intolleranza al glutine non celiaca è una condizione che suscita crescente interesse nel contesto della salute gastrointestinale.

A differenza della celiachia, un disturbo autoimmune in cui il glutine provoca danni al rivestimento dell’intestino tenue, l’intolleranza al glutine non celiaca è caratterizzata da sintomi simili senza l’attivazione del sistema immunitario.

Le persone affette da questa forma di intolleranza spesso sperimentano sintomi gastrointestinali come gonfiore, diarrea, crampi addominali e nausea dopo aver consumato alimenti contenenti glutine.

Tuttavia, è importante sottolineare che l’intolleranza al glutine non celiaca non causa danni permanenti all’intestino, come avviene nella celiachia. Ciò rende la diagnosi più sfidante, poiché non esistono test specifici per questa condizione, e i sintomi possono variare notevolmente da persona a persona.

Gli esperti ritengono che la sensibilità al glutine in questi casi potrebbe essere legata a una risposta del sistema nervoso o a una reazione infiammatoria locale nell’intestino.

Questo differisce dalla celiachia, dove il sistema immunitario attacca direttamente il tessuto intestinale in risposta al glutine.

La comunità scientifica sta ancora cercando di comprendere appieno le cause sottostanti e i meccanismi che scatenano l’intolleranza al glutine non celiaca. Alcuni studi suggeriscono che altri componenti del grano, oltre al glutine, potrebbero contribuire ai sintomi, aprendo la strada a una gamma più ampia di sensibilità legate al frumento.

Inoltre, va sottolineato che la diagnosi di intolleranza al glutine non celiaca spesso si basa sull’esclusione di altre condizioni simili, come la sindrome dell’intestino irritabile (IBS) o l’intolleranza al lattosio che spesso sono associati dove l’uno e’ causa dell’altro.

La gestione dell’intolleranza al glutine non celiaca comporta generalmente l’adozione di una dieta priva o a basso contenuto di glutine.

Ciò significa evitare alimenti come pane, pasta, cereali e dolci tradizionali, cercando invece alternative senza glutine. Fortunatamente, negli ultimi anni, è aumentata la disponibilità di prodotti senza glutine, rendendo più facile per le persone affette da questa condizione gestire la loro alimentazione quotidiana.

Come accennato e’ difficile per alcuni adattarsi al nuovo regime alimentare ma, onestamente non c’è altro modo.

E’ una gestione diversa del tipo di abbinamento degli alimenti e per alcuni anche quella del tempo per creare un piatto sano: all‘inizio senza una guida e’ delirante e si cade sui prodotti senza glutine confezionati che purtroppo sono ricchi di grassi e zuccheri.

Il glutine e’ una proteina che fa da collante per esempio nel pane o nei dolci: levandolo le farine senza glutine non reggono e si sfaldano, ecco l’aggiunta di grasso per tenere insieme gli ingredienti.

Imparando un po’ alla volta a creare un piatto completo con tutti i nutrienti essenziali, carboidrati ( senza glutine, frutta e verdura) , grassi buoni ( olio evo, burro ghee..) e proteine ( carne, pesce, uova e formaggi) si arriva ad avere un’alimentazione più ricca, diversificata, nutriente e sana della classifica pasta al pomodoro che risulta nutrizionalmente sbilanciata.

Alla fine sarai tu a mangiare di più e a dire a chi ti fa sentire a disagio ” sei tu che mangi 3 cose in croce” ed affidarsi a qualcuno e’ fondamentale.

La consapevolezza dell’intolleranza al glutine non celiaca è cresciuta significativamente, portando molti ristoranti e catene di alimentari a offrire opzioni senza glutine nel loro menu. Tuttavia, è importante notare che la sensibilità individuale può variare, e alcune persone possono tollerare piccole quantità di glutine senza manifestare sintomi significativi.

Da esperienza sul campo e personale, il reinserimento del glutine sia nelle tempistiche sia nella quantità e’ soggettivo, certo e’ che si deve approcciare in modo mirato l’ iter terapeutico che coinvolge un periodo per disinfiammare totalmente le parete intestinali e l’ intero organismo prima di procedere al reinserimento anche saltuario.

Il corpo dà segnali specifici una volta reinserito il glutine e sta alla persona poter capire quanto ” potersi spingere” nel assumere il glutine: la qualità della materia prima e’ fondamentale per evitare di ritornare ad uno stato infiammatorio.

Il corpo inoltre mantiene delle memorie, energetiche, biologiche ed emotive legate al cibo quindi capire quali siano i trigger scatenanti di una possibile infiammazione e’ fondamentale per poterla evitare.

Con il test kinesiologico si può incrociare i dati ed avere per lo meno un’ indicazione vibrazionale positiva o negativa di glutine e una vasta gamma di alimenti.

Un disturbo può essere passato ma a livello vibrazionale i segnali possono rimanere attivi con il rischio di riacutizzazione.

Nel prossimo articolo parlerò di intolleranza emotiva per avere un’idea più ampia.

In conclusione, l’intolleranza al glutine non celiaca rappresenta una sfida diagnostica e gestionale che coinvolge sintomi gastrointestinali simili a quelli della celiachia senza causare danni permanenti all’intestino.

La ricerca continua su questa condizione per migliorare la comprensione dei meccanismi sottostanti e sviluppare approcci di gestione più efficaci. Nel frattempo, coloro che sospettano di essere affetti da questa intolleranza dovrebbero cercare consulenza da un professionista per avere un quadro accurato e un adeguato supporto nella gestione della loro dieta.

Un caro saluto dalla tua Doc S.

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