Credenze e convinzioni limitanti

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Come accennato nel precedente articolo la Risonanza, esistono degli influssi energetici, dei meccanismi che influenzano la nostra mente subconscia senza che ne rendiamo conto e che quindi andranno ad influenzare il nostro agire nella vita di tutti i giorni.

Noi tutti nasciamo con abilità, facoltà, aperture energetiche e nel momento in cui viviamo il periodo dello sviluppo biologico ed emozionale, cambiamo la nostra struttura emotiva in funzione di tutti gli input che riceviamo: neurobiologici, biochimici, ormonali e anche psicologici.

Numerosi psicologi e studiosi hanno realizzato nella storia l’importanza dell‘influenza ambientale sulla costruzione della nostra personalità che a tratti, ha un’origine genetica e a tratti invece è composta dalle influenze che viviamo in famiglia, a scuola, con gli amici.

Tutte quelle informazioni che noi riceviamo, quegli input di tipo relazionale andranno a essere il complemento della nostra crescita in positivo e in negativo: fin da piccoli siamo esposti a quegli input che hanno un potere enorme sulla qualità della nostra personalità e dei nostri comportamenti sia verso noi stessi sia verso gli altri.

Le credenze e le mappe mentali quindi sono come dei piccoli cassetti nella nostra mente che includono diverse informazioni : possono aiutarci nelle relazioni, a reagire, a crescere, a sapere come comportarsi e adattarsi nelle situazioni o più semplicemente sapere quali procedure seguire in un’azione (es guidare la macchina ,preparare la macchinetta del caffè etc..).

Queste mappe includono anche forme disfunzionali che portano ad auto sabotarsi: arriviamo a costruire una credenza sabotante quando nella fase dello sviluppo, una persona che noi riteniamo autorevole, come può essere la madre, il padre, il nonno, lo zio oppure anche un’insegnante ci ripete o ci fa sentire “tu non sei in grado di farcela” “sei troppo piccola/o per farcela” “non sei capace, lascia stare” “non sei adatta a questa cosa o non sarai mai in grado di…” per un tot numero di volte.

Il bambino si deve per forza fidare di qualcuno: per sopravvivenza necessita di una radice molto forte che lo sostenga credendo in maniera assoluta a tutto ciò che gli viene detto o presentato: una fonte autorevole porta fuori una consapevolezza nella quale noi ci rispecchiamo diventando la base per costruire queste credenze disfunzionali.

Anche nella fase preadolescenziale e adolescenziale, i ragazzi hanno pochi strumenti a disposizione per riuscire a disgiungere quella che è la critica o il giudizio dati dalla persona autorevole dal contesto: l’adolescente quindi reagisce spesso con rabbia a comportamenti di genitori manipolatori, controllori o narcisisti che invece di aiutarli a sviluppare una certa dose di autoefficacia e autostima, sminuiscono per far fronte ad un bisogno personale nascondendosi dietro ha un comportamento per loro amorevole.

Queste credenze disfunzionali poi evolveranno durante la fase dello sviluppo fino all’età adulta portando la persona a non sentirsi “in grado di farcela”, “percepirsi con poca autostima e con poco valore”, “non essere meritevole di amore e riconoscimento”, “non essere indipendente o voler essere dipendente perché senza risorse”, “di dover soccorrere e curare il genitore o la fonte autorevole per sentirsi amato o accettato”.

Accade quindi che quegli input che noi sentiamo ripetutamente vanno a confermare una nostra debolezza interna nella fase dello sviluppo, andranno a stabilirsi nel nostro subconscio creando delle vere e proprie mappe disfunzionali portando all’auto sabotaggio.

Non tutto ciò che viviamo che sentiamo o leggiamo diventa una credenza limitante ma solo ciò che diamo più attenzione ciò che entra più in risonanza con quello che proviamo, ciò a cui noi diamo più importanza.

Queste convinzioni limitanti andranno ad attivare dei meccanismi di difesa che disattiveranno l’intenzione “di fare quella determinata cosa “, ”di riuscire a percepirci in maniera diversa” : quindi nel momento in cui in fase adulta ci si ritrova di fronte a una situazione dove è richiesto il nostro ruolo di “essere grande e responsabile”, se abbiamo la credenza limitante di non sei abbastanza grande” sentita ripetutamente quando eravamo piccoli il processo di resistenza prenderà il sopravvento.

Di fronte all’evidenza di essere abbastanza grande si metterà in campo con il meccanismo di difesa in cui il mio “me bambina/o” non vorrà deludere il “non essere abbastanza grande” detto dalla persona autorevole perché viene percepito come menzogna.

Di conseguenza di fronte a quella che viene chiamata “lealtà familiare”, “io bambino adulto” mi metterò nelle condizioni di sbagliare e metterò in atto l’auto sabotaggio.

Numerose tecniche di Kinesiologia emozionale e Ri-programmazione subconscia possono aiutare a fare lo switch alla persona rimettendo in campo quelle che sono definite frasi potenzianti, comportamenti potenziati.

La prima cosa da fare è riuscire a osservare quelle che sono le nostre debolezze maggiori: ciò che non riusciamo a far fronte e che possono ripetersi in varie situazioni nella vita.

Mi riferisco a dinamiche familiari, relazionali, sociali, lavorative che mantengono sempre quella matrice caratteristica: una frase tipica “mi succede sempre quella cosa li”,  “ alla fine faccio cosi..non riesco mai a…”oppure ricordarsi frasi dette quando eravamo piccoli che ci continuano a ritornare alla mente.

Potrebbe essere interessante scrivere o disegnare il proprio albero con rami e foglie e ogni ramo corrisponde ha una dinamica e a una frase di una persona autorevole che ci torna in mente per poter capire come poi sostituire quei meccanismi che si sono insediati in noi e poterli trasformare.

È possibile trasformarli nella misura in cui noi ci mettiamo gli occhiali da vista e vogliamo vederli: include una buona dose di coraggio per dover far fronte anche a ciò che riteniamo essere stato fino a quel momento,” qualcosa di giusto, un qualcosa facente parte della cultura, dell’educazione, una forma di rispetto” nei confronti delle persone autorevoli.

Purtroppo non tutto ciò che abbiamo vissuto fa bene e non per forza si è tenuti a mantenerlo per forza: porsi con un occhio critico e buttare sul piatto la verità non piace a tutti.

Le parole quindi, hanno un peso molto forte, hanno un’energia invisibile che entra nel nostro campo energetico sia che vengano dette da altri, sia che noi per primi le diciamo a noi stessi.

Le parole hanno la capacità di dirigere il comportamento, di far del bene o del male.

Non basta il ” Pensiero positivo”, aiuta ma rimane in superficie.

Questo articolo insieme a Energia e Risonanza e’ incluso in quel meraviglioso calderone della Riprogrammazione subconscia, una tecnica, un metodo che unisce le moderne Neuroscienze Cognitive con alcune tecniche di che Kinesiologia e punti riflessi.

Un ponte tra scienza e olismo. Il mio progetto di vita.

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